Compagnia dei Mastri Clown
11 Mar 2010
In questa pagina riportiamo un'intervista televisiva a Dario e Marco della Compagnia dei Mastri Clown, per il programma Tam Tam Speciale, andato in onda sui canali abruzzesi che trasmettono Ateneo in linea dell'Università D'annunzio.
A seguire, un articolo pubblicato su Il Centro, Quotidiano dell'Abruzzo, il 7 febbraio 2007 con una intervista a Gianluca Castellano, socio fondatore della nostra Compagnia.

La lettera I indica la domanda o l'intervento degli intervistatori, mentre la D sta per Dario e la M sta per Marco.


I       Ciao a tutti, abbiamo qui in studio due dei quattro membri della Compagnia dei Mastri Clown. Abbiamo appena visto un breve filmato dei vostri spettacoli. Siamo in compagnia di Dario De Remigis e Marco Filippone. Ciao!

M       Ciao!

D       Salve a tutti!

I       Sono entrati molto sobriamente, anzi erano già seduti... menomale! Altrimenti ci si poteva aspettare qualcosa. Voi siete attori, cantanti, acrobati... tu (Dario) in particolare.

D       Sì. Noi siamo tre attori e un musicista.

I       E' un po' un incontro d'arte il vostro quartetto. Come vi siete trovati? La vostra Compagnia è nata da un progetto oppure è nata così per caso, un po' per provare?

D       Un po' e un po'. Sia perché noi tre attori facevamo parte di una compagnia teatrale e volevamo cementificare questa nostra arte, e sia perché lui (Marco), come musisita voleva entrare in questo progetto. E allora abbiamo deciso di fonderci in questa compagnia.

M       Era il natale del 2002 quando loro, come attori, frequentarono un seminario sul clown. Rimasero affascinati da questa arte, e allora Gianluca Viola mi chiese se volessi partecipare a questo progetto per accompagnare le gags con le musiche.

I       Ricordiamo gli altri due che non sono presenti.

M       Sì. Sono i due Gianluca: uno è Gianluca Viola, l'altro è Gianluca Castellano. Loro tre, prima di incontrarsi venivano da esperienze teatrali diverse: c'è chi viene dalla Commedia dell'Arte, mentre ad esempio c'è Dario che viene da un teatro, penso, un po' più tradizionale: ha iniziato, se non sbaglio con il Florian di Pescara.

I       Come vi è venuto in mente di fare clowneria? Il clown, credo, è una figura un po' estranea a quello che è il teatro. Insomma, teatro e clowneria sono in qualche modo legati tra loro?

D       La clowneria deriva dalla Commedia dell'Arte, che si studia in teatro, ed il clown può essere considerato un'evoluzione dello zanni della Commedia dell'Arte.

M       Le origini del clown sono un po' oscure, ma possiamo dire che gli spettacoli di clowneria e più in generale quelli dei buskers, che si fanno in strada, derivano da una tradizione medievale. Poi questa tradizione ha alcuni elementi di continuità con la Commedia dell'Arte, che fiorisce in Italia nel periodo del Rinascimento. Possiamo dire, inoltre, che la clowneria è un genere di arte che non ha una sua particolare specificità, nel senso che si può immettere nella clowneria quello che è il proprio repertorio artistico. Di conseguenza un clown può essere giocoliere, può essere acrobata, musicista e quant'altro.

I       Come si fa a diventare un clown?

D       Come disse David Larible, probabilmente il clown più famoso del mondo, c'è un clown dentro ognuno di noi. Non è studiando che si diventa clown. Il clown è già dentro di noi. Ma è studiando che lo si fa uscire fuori. Quindi chiunque può far uscire questo talento nascosto.

I       Ci vuole anche una buona dose di esibizionismo per diventare clown, o comunque per esibirsi in strada?

D       C'è bisogno di un esibizionismo buono, non nel senso cattivo del termine. Non quello che ci fanno vedere nei reality shows.

I       Intanto vediamo un'immagine. Dario, sei tu quello?

D       No.

M       Quello sullo sfondo sono io, mentre l'altro è uno dei due Gianluca che si sta scaldando. Lui è il frontman della compagnia.

M       Questi siamo sempre noi due.

I       Quello con la chitarra sei tu, giusto? Lo dico per deduzione, visto che sei l'unico musicista.

M       Esatto.



M       Qui eravamo in una manifestazione che si chiama “buskers”, a Scerne di Pineto. Vi parteciparono soprattutto musicisti. Fu una cosa molto carina, anche perché alla fine delle due serate ci ritrovammo tutti insieme: chi suonava, chi cantava, chi faceva giocoleria. Nel momento immortalato da questa foto stiamo suonando tutti insieme, con tanta gente che veniva da ogni parte del mondo.

I       Chi è questo?!

M       E' Dario.

I       Dario, come ti è venuto in mente?!

D       Premetto che a me è sempre piaciuto fare lo stuntman, quindi mi piacciono le cose pericolose. Inoltre ho constatato che il numero, più è pericoloso, più la gente paga per vedere. Quindi c'è anche una ragione economica.

I       Non prendete questa affermazione come un invito! Non rifatelo!

D       Voglio una volta per tutte chiarire una faccenda. Diverse volte sono stato accusato di usare creme, trucchi e quant'altro. E' tutto realmente vero, è realmente pericoloso e ci vogliono anni di studio per imparare a fare queste cose.

I       E' realmente matto!

M       C'è qualcos'altro da dire, però. Questi sono numeri che derivano dagli spettacoli medievali, ed il medio evo è un periodo in cui era l'artista stesso a mettersi in gioco con tutto il proprio essere, anche rischiando qualcosa, allo scopo di far vedere realmente qual'era la sua abilità.

I       Mediamente quanto impiegate a preparare uno spettacolo? Come vi organizzate per esibirvi davanti al vostro pubblico?

M       Questa è una bella domanda, perché in effetti non ci sono dei tempi precisi, almeno per come lavoriamo noi. Generalmente ci mettiamo in strada, nascono delle idee, le proviamo. Alcune non hanno funzionato, altre hanno funzionato meglio e le abbiamo mantenute. Quindi parlare di tempi è un po' vago perché non facciamo un lavoro come quello di una tradizionale compagnia.

I       Vi rivolgete ad un pubblico adulto, ma naturalmente ci sono anche tanti bambini ad assistere ai vostri spettacoli.

M       Sì, i bambini prediligono il clown.

I       I bambini d'oggi?

M       I bambini di oggi amano il clown. A dire il vero tendono un po' a sfatarlo, soprattutto quelli più grandicelli. Tendono a sfatare anche performances un po' più appariscenti come quelle del fachiro, e quindi subito si pensa ai trucchi.

I       Erano altri i tempi in cui fino a quattordici anni i bambini credevano ancora a Babbo Natale!

M       Sì, forse oggi siamo un po' troppo abituati agli effetti speciali del grande cinema commerciale, quindi è difficile stupire con i nostri espedienti. Però bisogna dire che troviamo molto riscontro da parte dei bambini, che anche se tendono a sfatarci un po', sono molto attenti.

I       Per quanto voi prepariate i vostri spettacoli, penso che ogni spettacolo sia diverso dall'altro. Credo che l'improvvisazione rientri molto come componente, vero?

D       Sì, infatti è questa la cosa principale della nostra arte. A seconda del pubblico lo spettacolo cambia ogni volta. Ogni pubblico è diverso e lo spettacolo è diverso.

M       Poi è chiaro che la reazione del pubblico porta un qualcosa allo spettacolo. Ad esempio la persona presa dal pubblico, se sta al gioco, con il suo comportamento, può far ridere ancor più di noi.

I       Vi è mai capitato di avere un pubblico e di non riuscire a coinvolgerlo?

D       Questo può accadere in qualunque spettacolo. Però c'è una regola fondamentale: se l'artista si diverte, si diverte anche il pubblico. Momenti di difficoltà capitano sempre, ma un pubblico completamente apatico non l'abbiamo mai trovato.

I       Concretamente come fate partecipare il pubblico ai vostri spettacoli?

D       Alcune volte li prendiamo con forza!

M       Sempre con simpatia, s'intende!

D       ... e in modo artistico.

M       Sia chiaro però che non mettiamo le persone nel ridicolo. Magari scherziamo con le persone prese dal pubblico, ma mai le ridicolizziamo. Al massimo ridicolizziamo noi stessi. Molte volte le sorti dello spettacolo dipendono dalle reazioni della persona presa dal pubblico, che a volte si rivela anche più divertente di noi. Forse questo accade perché da un artista ci si aspetta qualcosa di estroso, mentre da una persona comune no.

D       A volte bisogna addirittura cacciare il pubblico che vuole rimanere sulla scena!

M       Altre volte abbiamo trovato degli anziani che si divertivano ancor più dei bambini: ci facevano anche dei dispetti.

I       Gli anziani secondo me sono un grande pubblico per questo genere di spettacolo. Più dei bambini, al giorno d'oggi. Cambiando discorso, la figura del clown, soprattutto dopo il film Patch Adams, è stata associata anche al volontariato. Il clown è la figura amica di quei bambini che sono malati e confinati in un letto di ospedale. Vi siete già mossi in questo senso, o avete intenzione di farlo in futuro?

M       Non ancora abbiamo fatto un programma di volontariato nelle corsie d'ospedale. C'è stata una volta in cui siamo andati nella Piccola Opera Caritas di Giulianova dove ci sono dei malati di mente, e lì facemmo una serata per alleviare la loro sofferenza. C'è un settore interessantissimo che è la clown terapia. Si basa soprattutto sulla personalità del clown, che è un personaggio orientato verso la vita. Si può aggiungere in proposito che ha della caratteristiche intrinseche per cui lui deve rimanere sulla scena. Stiamo vedendo questa foto. Qui il clown è il disturbatore e c'è l'altro personaggio che lo sta cacciando fuori. Questo ci fa capire che il clown era andato a rovinare il nostro numero musicale, perché sentendosi escluso, doveva entrare nella scena. E poiché la scena è la sua vita, lui in qualche modo manifesta il bisogno di vivere. Di conseguenza combatte e fà da disturbatore proprio per vivere. Anche se sarà cacciato dovrà ritornare. Lì per lì potrebbe sembrare che lo faccia per burlarsi di quelli che stanno facendo il numero. In realtà il messaggio pedagogico di queste gags è che il clown entra in scena per vivere: lui vuole vivere, combatte per vivere. Nella finzione teatrale c'è un momento in cui, alla fine della corrida, il clown muore. Potrebbe sembrare in contraddizione con il suo attaccamento alla vita, ma anche qui c'è un messaggio pedagogico: quand'anche in questa scena ci sia molta simpatia, alla fine morirà combattendo, nel senso che sarà disposto al sacrificio pur di vivere pienamente. E' una sorta di momento eroico.

D       Qui vediamo come si preparano le salsicce sul fuoco. Ho messo delle torce ardenti sopra la pianta dei piedi dimostrando come si sopporta il dolore.

I       Non provateci!

D       Assolutamente no! Io stesso ho delle scottature.

I       Deve essere chiaro che non è una cosa che possono fare tutti da un giorno all'altro. Avete avuto maestri che vi hanno insegnato come agire per fare i vostri spettacoli?

D       Nel teatro ho conosciuto molti professionisti del mestiere. Alcuni insegnanti hanno lavorato anche in America in questo genere di spettacoli.

I       Vedo una buona dose di preparazione atletica in queste gags, ad esempio le cadute.

D       Sì, le cadute sono una cosa fondamentale nella clowneria. Anche nei vecchi film di Chaplin e Stanlio e Ollio, appena un personaggio cadeva, il pubblico rideva. Quindi ci siamo allenati, soprattutto io e l'altro Gianluca, che fà l'acrobata con me in diversi numeri, come avete visto nel filmato. Ci siamo allenati per attutire i colpi, anche perché, come avete visto, siamo in strada e non ci sono materassini come nelle palestre di arti marziali.

I       Abbiamo visto che vi esibite senza palco, senza alcuna struttura, dunque proprio per strada.

D       Abbiamo eliminato il distacco che può esserci tra attori sul palco e spettatori. Noi siamo proprio sullo stesso piano del pubblico.

I       Io sono una fan di Chaplin. Quanto vi siete ispirati a lui?

D       Al cento per cento. Chaplin, Stanlio e Ollio, i fratelli Marx ed altri artisti del cinema muto sono stati i nostri primi maestri. Non a caso, ogni tanto, inseriamo delle loro gags come omaggio nei nostri spettacoli.

I       Intanto vogliamo commentare queste foto?

M       Questo è un divertente numero di clowneria basato sul corteggiamento. In questa occasione lo sto facendo io, anche se di regola nello spettacolo è affidato a Gianluca Castellano, che interpreta la parte più buffonesca. Però certe volte può capitare che non siamo al completo, oppure siamo addirittura da soli. Quindi siamo abituati ad essere intercambiabili.

I       Qui vediamo delle mani legate.

D       E' un numero di magia, illusionismo. Qui mi faccio legare le mani e mi sciolgo magicamente. Questo è un numero che utilizziamo spesso nell'animazione di feste per bambini.





M       Cogliamo l'occasione per ricordare gli assenti. Questo è Gianluca Viola.

D       Già. Qui è appena uscito dallo stadio, quindi indossa la sciarpetta.

I       ...della Roma!

D       Si, della Roma.

D       Lui è Gianluca Castellano, il clown vero e proprio, la macchietta del nostro gruppo, nonché il più amato dai bambini.






M       Queste sono sculture fatte con i palloncini. E' chiaro che queste piacciano soprattutto ai bambini, che vanno completamente matti per queste cose!

I       Anche noi più grandi! Non so a voi, ma i palloncini mi piacciono tanto!

M       La prossima volta ve ne porteremo qualcuno.

I       Quale è la parte più divertente del vostro spettacolo?

D       Tutte! Come abbiamo detto prima, se non ci divertiamo noi dall'inizio alla fine, non si diverte neppure il pubblico. Le parti sono tutte divertenti: i salti, il fuoco, i palloncini, il suonare la chitarra, eccetera, eccetera.

D       Beh! Ci sono delle scene in cui uno dovrà interpretare anche una parte un po' più seria, forse anche del pignolo. Ma questo lo si fà per creare il contrasto e per far risaltare di più la parte buffonesca del clown.

I       Abbiamo conosciuto meglio Dario, ma un po' meno te, Marco. Tu suoni la chitarra?

M       Sì. Durante gli spettacoli gli strumenti che utilizzo sono la chitarra e delle percussioni.

I       Hai già un percorso da musicista alle spalle?

M       Sì, sto attualmente studiando musica ed il mio strumento è la chitarra. Negli spettacoli usiamo la musica sia per fare gags come quella che vediamo in questa immagine, sia per accompagnare altre performances. Nel primo caso la musica diventa una sorta di pretesto.

D       Vediamo Marco che suona veramente, mentre il clown ha una chitarra fatta di palloncini.

M       Ecco, infatti qui c'è il contrasto di cui parlavamo: abbiamo la persona seria (io) e il clown (Gianluca) E' proprio tra noi due che spesso negli spettacoli nascono contrasti, proprio perché interpreto una parte più seria, cioè quella del maestro musicista che vuole fare le cose per bene, mentre il clown è quello che me le rovina. Come si vede nel filmato, infatti, ci provochiamo un po' a vicenda e ci lamentiamo l'uno dell'altro. Ma questo accade proprio per creare comicità grazie al contrasto tra caratteri.

I       Per chiudere vogliamo ricordare che loro hanno un sito: www.mastriclown.it. Noi lo abbiamo visitato e ci ha incuriosito molto. Abbiamo riscontrato, leggendo i testi del vostro sito che esiste un contrasto tra la clowneria e altri tipi di comicità.

M       Contrasto non è forse il termine giusto. La clowneria è un tipo di comicità un po' più tradizionale: è quella di Chaplin e Stanlio e Ollio, se vogliamo riferirci a comici di cinema. E' chiaro che ci troviamo in un'epoca in cui impera il cabaret. Nel cabaret, anche in quello commerciale, ci sono artisti bravissimi che importano diversi numeri dalla clowneria. Noi ci ritagliamo il nostro spazio offrendo una comicità che forse cinquanta o sessanta anni fa era all'ordine del giorno, mentre adesso è diventata un po' insolita. Quindi penso che questa sia una carta vincente per noi, perché riusciamo a ritagliarci un pubblico.

I       Aspettiamo che voi ci invitiate a qualche vostro spettacolo.

D       Senz'altro!

M       Sul sito abbiamo un calendario, quindi consiglio di andare a consultarlo.

I       Grazie! Penso che è proprio tutto. Salutiamo la Compagnia dei Mastri Clown! Abbiamo avuto qui in studio Dario e Marco, ma ricordiamo che loro sono in quattro: mancano Gianluca e Gianluca, i due omonimi! Ciao a Tutti!


Castellano, dal taglio dei tessuti alla fiction in prima serata.
L'attore ha interpretato il serial 'Ma chi l'avrebbe mai detto' Pescara.


'Osservo tutto: come ci si lava i denti, come si guida, come si mangia, come si cammina, come le persone stanno in mezzo alle altre. Mi affascina in modo particolare la grande quantità di aria che le ragazze, soprattitto, spostano con le spalle. Mi piace esaltare i difetti delle persone che non significa necessariamente farne la caricatura. Nel teatro si può riproporre la vita quotidiana ma in modo teatrale, altrimenti non interessa nessuno. Ci vuole tanto lavoro, tanto, tanto lavoro'.

Gianluca Castellano, da sette anni impiegato in una ditta di confezioni dove è addetto al taglio dei tessuti al computer, e di sera, sulla scena, indossa la maschera personalissima di Philippe Tordeaux (nome d'arte che si è affibbiato), restituisce in forma di clownerie tutto quello che la sua attenzione ha assorbito 'come una spugna' dalla vita che lo circonda: persone, fatti, atteggiamenti.

Pescarese, classe 1975, Castellano-Tordeaux è reduce dalla prima esperienza televisiva nazionale. Nei giorni scorsi è andata in onda su Raiuno la miniserie tv 'Ma chi l'avrebbe mai detto' dove ha interpretato Tonio, operaio della ditta Yassin (Kledi Kadiu).

Un ruolo comico il suo, giocato soprattutto sul linguaggio non verbale (che preferisce) fatto di brevi ma significative apparizioni.

'Un'esperienza sicuramente positiva, che spero avrà un seguito', commenta l'aspirante clown che racconta come 'curiosamente'sia stato scelto nel cast della fiction accompagnando un amico al provino.
'Sono rimasti colpiti dalla mia fisicità, decisamente insolita per un clown visto che sono alto 1 metro e 83 e pure magro, eduardiano ha detto qualcuno, comunque sia l'opposto di Meconi, a cui ho fatto da spalla'.
Gianluca Castellano si è formato artisticamente a Pescara con i corsi dell'Arte del Teatro diretti da Patrizia Di Fulvio.

Ha esordito sulla scena cinque anni fa nella parte di 'Houdini', spettacolo diretto da Raffaele De Ritis, altro artista pescarese che ha portato la passione per il circo a livelli di successo personale internazionale.

'Grazie all'incontro con De Ritis ho scoperto un mondo molto misterioso e serio, disciplinato, doveregna un gran rispetto di tutti verso tutti e dove esiste ancora il concetto di famiglia. Pur essendo l'ultimo arrivato, nessuno mi ha trattato da novello, a differenza di quanto accade in teatro'.

Poi l'incontro con David Larible, 'il clown dei clown', e l'esibizione nei festival di buskers con altri artisti di strada, fino al debutto in teatro con un testo da lui scritto con la regia di Patrizia Di Fulvio, 'Le vélo de l'amour', attualmente in tournée in alcuni teatri abruzzesi. 'Vorrei fare il clown, diventare un artista internazionale', ammette Castellano-Tordeaux, 'e mi piacerebbe lavorare con Antonio Albanese, perché è un talento. I miei spettacoli? Nascono dalla necessità di esprimere la mia immaginazione e, contemporaneamente, dire qualcosa'.

Jolanda Ferrara
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09-01-2007 02:06
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Beh, il sito è davvero molto carino..!!Non vedo l'...

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